Sistema Palangaro

sistema palangaro

La marineria di Marsala (TP) è certamente una delle più specializzate nella pesca con il palangaro derivante dell’intero Bacino Mediterraneo. Le barche iscritte nella marineria sono 102, di queste 71 hanno quale attrezzo da pesca principale il palangaro.

Il palangaro derivante è destinato alla cattura dei grandi pelagici: pesce spada, tonno rosso ed alalunga. Pur rimanendo simile nella struttura generale, il palangaro ha delle caratteristiche differenti a seconda della specie a cui è destinato. Nella marineria viene utilizzato il palangaro per il pesce spada e quello per il tonno rosso, a seconda del periodo e della strategia di pesca seguita dal battello.

Il palangaro è un attrezzo da pesca costituito da un cavo, denominato trave, lungo anche diversi chilometri al quale sono connesse una serie di lenze, dette braccioli, provviste di ami. I braccioli sono intervallati da una distanza fissa dettata dalla tipologia di pesca a cui è destinato. Le operazioni di innesco, cala e recupero, possono essere anche completamente automatizzate.

I palangari si dividono in fissi e derivanti a seconda se ancorati o meno al fondo.

In riferimento alla pesca del tonno i palangari sono di tipo derivante di superficie, presentano braccioli di lunghezza compresa trai cinque ed i dieci metri suddivisi in due parti. Mentre infatti la porzione legata alla trave è in nylon, la parte ove è presente l’amo è generalmente di acciaio. Tra le due sezioni è inserito un tornichetto avente il compito di impedire l’attorcigliamento del bracciolo in seguito alla cattura del pesce

 

  1. Palangaro per il pesce spada

Il palangaro per il pesce spada è di tipo derivante, presenta una lunghezza di oltre 50 km e il numero di ami varia tra i 1.000 e 2.000. I braccioli hanno lunghezza indicativa di 10 metri. L’attrezzo viene calato ad una profondità di 25/35 metri se si pratica la pesca di superficie mentre di 250/350 metri quando viene realizzata quella di profondità.

L’attrezzo viene principalmente calato nel periodo che intercorre tra luglio e aprile, con una breve interruzione tra dicembre e gennaio – momento utilizzato, in genere, per i lavori di manutenzione del natante. Il periodo migliore per la pesca del pesce spada è tra settembre e novembre, intervallo in cui, però, risulta maggiore la cattura accidentale di individui sottomisura.

L’area di pesca è rappresentata dal Canale di Sicilia, Tirreno Sud-Occidentale, Sardegna Occidentale sino alle Baleari. Raramente tali battelli della flotta marsalese si spingono nel Mediterraneo Orientale, territorio principalmente battuto dai pescatori di Aci Trezza, i quali, in particolare nel periodo invernale, si spingono a pescare fino alle coste della Grecia e della Turchia.

Le bordate di pesca durano 3-4 giorni per i battelli più piccoli (30/40 TSL), 10 giorni per i più grandi. Nei periodi in cui la pesca si svolge tra la Sardegna e le isole Baleari vengono utilizzati come appoggio alcuni porti della Sardegna occidentale, quali Calasetta e Sant’Antioco.

La durata della cala è di circa 3/4 ore e termina al tramonto. Il recupero, invece, inizia poco prima dell’alba è ha temine in 6/7 ore.

La rotta ottimale per la cala dovrebbe essere a forma di ferro di cavallo anche se ad oggi la cala avviene in linea retta per ragioni di sicurezza. Tale modalità, infatti, consente ai pescherecci di pescare in gruppi di 2-4 unità, permettendo di stendere in mare l’attrezzo ad una distanza di 2-3 miglia dagli altri. Il salpaggio, dopo 3/4 ore, comincia a partire dalla prima estremità messa in mare.

L’esca utilizzata è rappresentata da sgombri congelati provenienti dal Mare del Nord.

 

  1. Palangaro per il tonno rosso

Il palangaro per il tonno rosso è anch’esso di tipo derivante, può avere una lunghezza di oltre 50 km e il numero degli ami varia tra i 500 e i 2.000, sono più piccoli rispetto a quelli utilizzati per il pesce spada ma più resistenti, i braccioli presentano una lunghezza indicativa di 12/15 metri. Il trave è di maggiore diametro e più resistente. L’attrezzo viene calato, principalmente tra maggio e giugno, ad una profondità di 25/35 metri. In tale periodo un buon numero di battelli si dedica alla pesca del tonno rosso. Tel attività dura circa 45 giorni, ma la durata varia a seconda della stagione. Può infatti accadere che il tonno rosso – specie molto sensibile alle variazioni di temperatura dell’acqua – vari la quota di stazionamento lungo la colonna d’acqua rendendo più difficile la cattura da parte degli operatori.

Nel palangaro oltre ai galleggianti inseriti per evitare che l’attrezzo vada sul fondo, ogni 2/3 miglia vengono inserite delle boe GPS. Tali sistemi di trasmissione consentono all’imbarcazione di monitorare la posizione ed i movimenti dell’attrezzo in tempo reale.

L’area di pesca è rappresentata dal Canale di Sicilia, Tirreno Sud-Occidentale, Sardegna Occidentale sino alle Baleari. Raramente tali battelli della flotta marsalese si spingono nel Mediterraneo Orientale, territorio principalmente battuto dai pescatori di Aci Trezza, i quali, in particolare nel periodo invernale, si spingono a pescare fino alle coste della Grecia e della Turchia.

Le bordate di pesca durano 3-4 giorni per i battelli più piccoli (30/40 TSL), 10 giorni per i più grandi. Nei periodi in cui la pesca si svolge tra la Sardegna e le isole Baleari vengono utilizzati come appoggio alcuni porti della Sardegna occidentale, quali Calasetta e Sant’Antioco.

La durata della cala è di circa 3/4 ore e termina al tramonto. Il recupero, invece, inizia poco prima dell’alba è ha temine in 6/7 ore.

La rotta ottimale per la cala dovrebbe essere a forma di ferro di cavallo anche se ad oggi la cala avviene in linea retta per ragioni di sicurezza. Tale modalità, infatti, consente ai pescherecci di pescare in gruppi di 2-4 unità, permettendo di stendere in mare l’attrezzo ad una distanza di 2-3 miglia dagli altri. Il salpaggio, dopo 3/4 ore, comincia a partire dalla prima estremità messa in mare.

L’esca utilizzata è rappresentata da totani e calamari congelati, esclusivamente di importazione.

Traduci »